

195. Il progresso tecnologico in Europa.

Da: M.  M. Postan, Storia e scienze sociali, Einaudi, Torino,
1976.

Il rapido ed intenso sviluppo economico verificatosi dopo la
seconda guerra mondiale fu in gran parte determinato dal progresso
tecnologico; grazie ad esso, infatti, i vari settori produttivi
poterono disporre di numerose innovazioni sia nel campo dei
prodotti che in quello dei procedimenti tecnologici. Ma come 
stata possibile tale straordinaria disponibilit? A questa domanda
risponde, nel passo qui riportato, uno dei maggiori studiosi
contemporanei di storia economica, lo storico britannico Michael
Moissey Postan, il quale mette in evidenza il ruolo svolto dalla
industria bellica e dalla ricerca scientifica.


Il mondo del dopoguerra ha goduto di un progresso tecnico pi
diffuso e pi rapido che in qualsiasi epoca passata. I segni di
tale progresso pi noti [...] sono probabilmente i nuovi prodotti
che dalla fine della guerra in poi sono entrati nell'uso
quotidiano. La moderna industria aeronautica ed elettronica, la
maggior parte delle plastiche moderne, delle resine sintetiche e
delle fibre artificiali, sono in larga misura fenomeni
postbellici; e altrettanto si pu dire, in generale, della maggior
parte dei prodotti della nuova chimica degli idrocarburi e
dell'industria petrolchimica che su essa si basa. L'uso
dell'energia atomica a scopi civili per la produzione di energia
elettrica  forse ancora ai suoi primi passi, ma sul finire degli
anni Sessanta essa utilizzava gi un notevole volume di
investimenti negli Usa, nel Regno Unito e in Francia, e dal 1964
in poi anche in Belgio, in Italia, in Germania e in Giappone. E
intorno alla met degli anni Sessanta il laser schiudeva nuove
possibilit nel campo tecnologico e della produzione.
Questi sono, lo ripetiamo, esempi molto evidenti di nuovi prodotti
[...]; una storia specialistica della tecnologia vi includerebbe
non solo centinaia di altri ritrovati, meno ovvi e meno noti, che
si basano sui recenti progressi della scienza applicata e della
tecnologia, ma anche i nuovi processi tecnologici, tra cui modi
nuovi di ottenere prodotti tradizionali. La tecnologia
siderurgica, che era rimasta stagnante per parecchie generazioni,
 stata trasformata da nuovi procedimenti. Analogamente,
l'industria del cotone, la cui tecnologia era cambiata di poco tra
il 1830-40 e i giorni nostri,  giunta attualmente alla soglia di
una trasformazione generale. Anche le tecniche di costruzione
edilizia, l'ingegneria civile e la manovra delle merci nei porti -
tutte attivit, queste, rigidamente regolate da pratiche
tradizionali - hanno conosciuto una rapida trasformazione
tecnologica.
In che modo dobbiamo spiegarci questa esplosione di innovazioni?
Si  trattato di un cambiamento inesplicabile della cultura e
della societ europea, oppure  un fenomeno che pu essere
collegato a fatti storici accertabili? Non si pu rispondere a
questa domanda adducendo una causa semplice, e meno che mai
un'unica causa. [...] Il mutamento tecnologico, considerato sotto
il profilo storico, riflette nelle sue vicende l'azione di molti
fattori. E' possibile dimostrare che alcuni di questi fattori
hanno avuto maggiore importanza di altri, ma pochi possono essere
eliminati da una spiegazione del mutamento tecnologico cos come 
realmente avvenuto. Se si dovesse esprimere tale spiegazione
attraverso un modello formale, bisognerebbe ricorrere a un modello
pi variabile.
Nel considerare i vari fattori che sottostanno al mutamento
tecnologico nell'Europa del dopoguerra sarebbe utile distinguere i
fattori dell'offerta da quelli della domanda. In questo contesto
offerta sta a indicare il flusso - o per usare il gergo degli
economisti, la disponibilit - di possibilit tecnologiche: nuove
idee, nuove invenzioni, nuove occasioni di innovazione. E la
domanda giusta da porsi  perch nel dopoguerra le possibilit di
innovazione siano state cos numerose, perch il flusso di nuovi
prodotti o di nuovi procedimenti sia stato cos abbondante.
Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dalla guerra
stessa, dal momento che gran parte della tecnologia moderna risale
alla seconda guerra mondiale, e a quell'epoca fu tributaria
dell'industria degli armamenti. Gli aerei del dopoguerra, e
particolarmente i loro motori, discendono in linea diretta dagli
apparecchi bellici. La maggior parte dello sviluppo conosciuto
negli anni del dopoguerra dagli apparecchi radar e radio, e
insieme ad essi anche la maggior parte della moderna
strumentazione elettronica e della minuteria dei computer
derivano dallo sviluppo delle attrezzature radar e radio degli
anni della guerra [...]. L'industria petrolchimica moderna deve il
suo sviluppo alla tecnologia dei carburanti ad alta percentuale di
ottani [l'ottano  un idrocarburo con otto atomi di carbonio; un
carburante quanto pi  ricco di ottani, tanto pi  atto a
resistere alle compressioni che si formano all'interno dei
cilindri] richiesti dall'ultima generazione di motori alternativi
per impiego aeronautico, nonch alle ricerche compiute nel periodo
della guerra da tedeschi e americani allo scopo di ottenere gomma
e benzina con procedimenti sintetici. Ed  superfluo ricordare
[...] il rapporto esistente tra tecnologia nucleare e bomba
atomica.
Dopo la fine della guerra la nuova tecnologia ha continuato a
trarre profitto dello sviluppo degli armamenti, in quanto
l'attivit ininterrotta di progettazione e di sviluppo degli
armamenti ha spesso riversato i suoi effetti sulla scienza e sulla
tecnologia in generale. In alcuni casi questa comunicazione 
stata molto diretta. Le strutture aeronautiche e i motori aerei
progettati a scopi militari hanno potuto essere adattati senza
grandi difficolt ad usi commerciali. Lo stesso si dica degli
strumenti elettronici ad uso industriale o della teoria e della
tecnica applicativa della cibernetica moderna. [...].
Sarebbe tuttavia sbagliato restringere l'indagine sui progetti
tecnologici postbellici alle preoccupazioni militari dei governi.
Fin dal 1945 le nazioni europee hanno devoluto a ricerche non-
militari di ogni tipo una porzione del prodotto nazionale maggiore
che in qualsiasi altro periodo della loro storia. Tutto d'un
tratto il mondo ha sviluppato una particolare sensibilit per la
ricerca. In ogni paese le grandi imprese hanno costituito
dipartimenti di ricerca in continua espansione. La maggior parte
delle trade associations, che sono aggregazioni di imprese, hanno
fatto altrettanto.
Gli stanziamenti sono stati infatti talmente ingenti e in
espansione, specialmente a partire dal 1955, che sorge spontanea
l'idea di una correlazione tra innovazioni da un lato e
stanziamenti finanziari per la ricerca dall'altro. Gli uomini
politici e i loro consiglieri danno invariabilmente per scontata
tale correlazione e prescrivono un incremento della spesa per la
ricerca scientifica e tecnologica come ricetta per il progresso
tecnologico e per la crescita economica in generale.
Se la si considera sull'arco di lunghi periodi storici e su scala
veramente internazionale questa prescrizione appare di una
esattezza ovvia e quasi banale. Se non ci fossero stati in qualche
luogo e in qualche momento uomini che portassero avanti le loro
ricerche sulle molecole del petrolio o sulla conduttivit dei
materiali, la tecnologia degli idrocarburi e dei transistor non si
sarebbe mai sviluppata con tale rapidit. [...].
La connessione tra ricerca scientifica e innovazioni tecnologiche
 naturalmente meno ovvia quando la si consideri relativamente
alle singole nazioni occidentali nel dopoguerra. [...].
Innanzitutto, i benefici delle nuove scoperte non sono
necessariamente (e non sono stati) limitati alle nazioni o alle
industrie che le hanno effettuate. Sono pochi i paesi o le
industrie nazionali che hanno goduto di nuove possibilit in campo
tecnologico solamente grazie alle scoperte nazionali; per la
maggior parte di essi il progresso tecnologico  venuto non
soltanto dalla scoperta di nuovi prodotti e di nuove tecniche, ma
anche dal diffondersi della tecnologia esistente o dalla sua
imitazione. Con il sistema attuale di licenze e di legami
commerciali, varie nazioni e imprese hanno potuto acquistare
all'estero nuovi progetti con l'annessa conoscenza tecnica
necessaria per la loro attuazione. L'esempio pi notevole di
questo tipo di acquisti all'estero  quello della Du Pont
americana. Questa grande ditta  stata per lungo tempo la punta di
diamante dell'industria chimica, e com' noto ha devoluto immense
risorse ai programmi di ricerca. Ciononostante uno studio recente
ha dimostrato che almeno tre su cinque dei nuovi prodotti e
processi di una certa importanza introdotti nel periodo
postbellico si basavano su idee e scoperte appartenenti ad altre
ditte. A livello internazionale e su scala macroeconomica
l'esempio pi lampante  quello dell'industria giapponese, in cui
fino alla fine degli anni Cinquanta il progresso tecnologico fu in
larga misura alimentato dalle licenze straniere, e che ancora nel
1967 acquistava all'estero nuove idee e nuove tecnologie in misura
maggiore di qualsiasi altra nazione industrializzata.
